Pur di generare qualche entrata extra, che in questi tempi di crisi non fa mai male, un'attraente poliziotta neozelandese ha deciso di utilizzare le ore notturne per prostituirsi. L'agente, terminato l'orario di lavoro, vendeva il suo corpo in un postribolo autorizzato nei pressi di un grosso centro abitato. Nel suo paese la prostituzione è legale e ai poliziotti è consentito avere un doppio lavoro, ma quando i superiori della donna hanno scoperto il suo segreto, l'hanno costretta ad abbandonare l'impiego non ufficiale. "Le due attività non sono compatibili", hanno affermato i responsabili del dipartimento dopo avere ripreso la poliziotta. "Secondo le nostre regole si tratta di una mancanza disciplinare e la persona colpevole è stata redarguita - ha detto la vice-comandante di polizia, Lyn Provost - posso assicurare che abbiamo agito correttamente e che questo tipo di secondo impiego non può in nessun caso essere approvato. Il lavoro in questione, infatti, è improprio e incompatibile con quello svolto dalla polizia". Una portavoce del Collettivo delle prostitute della Nuova Zelanda ha detto che, a seconda del bordello dove svolgeva il proprio lavoro, la poliziotta avrebbe potuto guadagnare in una notte ben frequentata fino a 247 euro . Secondo la portavoce sono molte le donne che svolgono come secondo impiego quello di lavoratrici del sesso: "La filosofia del nostro collettivo è dare un sostegno alle persone che lo fanno come secondo lavoro". Ora la poliziotta ex squillo dovrà faticare per fare quadrare il suo bilancio economico, a me che non scelga di darsi a tempo pieno alla professione più vecchia del mondo.

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